lunedì 20 novembre 2017

Nordic Walking e Riabilitazione Oncologica

Il 18 e 19 novembre 2017 ho partecipato al corso di specializzazione Nordic Walking e Riabilitazione Oncologica, un corso a cui tenevo particolarmente.

Come nutrizionista, mi è capitato spesso di ricevere persone che si rivolgevano a me per capire come affrontare, dal punto di vista alimentare, un problema oncologico; anche nell'ambito del Nordic Brescia abbiamo organizzato corsi con persone che volevano sfruttare questo sport per stare meglio. Così mi sono convinto che avrei dovuto saperne di più anche in ambito sportivo, perché il Nordic è uno degli strumenti più potenti che una persona abbia a disposizione per poter migliorare la propria qualità di vita.

Che cosa si intende per riabilitazione?

La riabilitazione è quel processo educativo che permette di raggiungere la miglior condizione di vita possibile sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale. È un processo complesso che va sviluppato soprattutto in ambito sanitario con professionisti preparati e che può portare a miglioramenti, nel tempo, anche molto evidenti.

Il Nordic Walking si inserisce in questo contesto perché è uno sport che comprende molti tipi di movimento diversi e allo stesso tempo è flessibile e regolabile sulle possibilità di ciascuno. A giudizio del medico curante, può inserirsi anche nelle prime fasi della riabilitazione, ovviamente sotto il controllo di istruttori preparati.

Sono stati fatti studi a riguardo?

Esiste molta bibliografia scientifica che giustifica l'attività sportiva dopo un'operazione o un trattamento chemioterapico, e tutti sono concordi nel mostrare i grandi vantaggi che lo sport apporta nel recupero o nel miglioramento funzionale degli arti eventualmente danneggiati. Per il Nordic Walking ad esempio, uno studio olandese del 2015 mostra come un gruppo di donne affette da un tumore alla mammella abbiano avuto vantaggi sia dal punto di vista dell'umore, sia dal punto di vista della mobilità degli arti superiori; un precedente studio tedesco del 2013 mostrava anche dei vantaggi dal punto di vista cardiaco.

Si tratta soprattutto di attività fisica adattata, ovvero modificata nella tecnica e - se lo sport lo richiede - nei materiali, per poter facilitare l'esercizio fisico in persone con eventuali problemi di mobilità. Anche in questo caso, il Nordic Walking è per sua natura estremamente flessibile: i bastoncini possono essere telescopici, quindi accorciati o allungati secondo le necessità; la tecnica può essere adattata alle possibilità delle persone; lo sforzo fisico è sicuramente regolabile e personalizzabile.

Può farlo chiunque?

Il Nordic Walking è alla portata di tutti, ma va gestito con attenzione. Nella stragrande maggioranza dei casi, l'istruttore non è un medico o un fisioterapista, e anche se preparato per gestire una situazione di alterata mobilità o sensibilità, il giudizio finale è quello del medico curante (fermo restando l'obbligo di certificato medico per attività sportiva non agonistica). In caso ad esempio sia passato troppo poco tempo da una operazione, il medico potrebbe sconsigliare l'attività fisica, anche se per la stessa persona potrebbe essere comunque fattibile qualche tempo dopo.

Fondamentalmente, alla domanda "posso fare Nordic Walking?" la risposta potrebbe essere "Sì" oppure "Sì, ma..." e, in questo caso, potrebbe essere necessario attendere ancora qualche tempo oppure potrebbe essere sufficiente fare un lavoro individuale, per avere la possibilità di adattare al 100% l'attività fisica alla persona.

Ci vuole tempo, pazienza e costanza, ma il Nordic Walking può essere un alleato formidabile e va sfruttato.

Brescia, 20 novembre 2017

martedì 3 ottobre 2017

Sì, il certificato medico è necessario

Quando qualcuno fa richiesta d'iscrizione alla nostra associazione, trova in fondo al modulo l'avviso che, per legge, è obbligatorio presentare un certificato medico per attività sportiva non agonistica (o agonistica) per poter essere tesserati.

Questo è un obbligo di legge (Decreto Balduzzi e successive modifiche): chiunque si iscriva a una associazione sportiva dilettantistica ha necessità di presentare un certificato medico che attesti, effettivamente, che può sostenere l'attività fisica. Ma cosa c'entra con il Nordic Walking? In fondo si tratta solo di camminare, e tutti camminiamo tutti i giorni senza dover fare visite mediche che ce lo permettano, no?

Eh no.

Il Nordic Walking è sport, non è "solo camminare"

Abbiamo già visto in passato che camminare con i bastoncini e fare Nordic Walking sono due cose diverse. Camminare portandosi dietro i bastoncini semplicemente puntandoli a terra a ogni passo cambia ben poco rispetto all'energia che si spende normalmente per il solo cammino. Il Nordic Walking prevede una spinta attiva sul bastoncino per esercitare anche la parte superiore del corpo e prevede la possibilità di essere sfruttato anche al fine di allenarsi, di prepararsi a una gara, di tenersi in forma.

Visto quanto detto sopra, è evidente che non si tratta solo di camminare. Il Nordic Walking è paragonabile allo sci di fondo (disciplina dalla quale deriva) ed è capace di far faticare chi lo pratica tanto quanto qualsiasi altro sport. Da qualche anno poi, esistono anche le gare ufficiali di Nordic Walking, per le quali ovviamente è richiesto il certificato medico agonistico, ma è importante notare che la disciplina si sta evolvendo sempre più nella direzione dell'atletica, non rimane nell'ambito del benessere o del passatempo. Il Nordic Walking è un vero e proprio sport.

L'istruttore non è un medico

Molti istruttori SINW hanno seguito il corso di primo soccorso e sono capaci di reagire correttamente agli infortuni, ma nella maggior parte dei casi non sono medici. Valutare il disagio di una persona, capire se quella persona è stanca o sta andando in ipoglicemia e potrebbe svenire potrebbe essere difficile. In caso di malessere, l'istruttore è il punto di riferimento del gruppo ed è il responsabile della situazione, ma potrebbe non sapere quale sia il miglior modo di agire in una situazione mai vissuta e con un'emotività molto alta. Il certificato medico non garantisce l'assoluta sicurezza da situazioni di emergenza, ma se una persona non può praticare sport per problemi fisici è il medico che può e deve comunicarglielo.

Check-up annuale

Dal lato del praticante, il certificato medico è paragonabile al tagliando dell'auto. Ognuno di noi spende ogni anno centinaia di euro per la manutenzione della propria auto, che magari esce dall'officina con talmente poche modifiche da farci chiedere perché diavolo si debba fare un controllo simile. Gli unici esentati a fare il tagliando dell'auto sono quelli che non hanno l'auto.

Un certificato medico costa molto meno e certifica il buono stato di qualcosa di infinitamente più prezioso di un qualsiasi veicolo: la nostra salute. Il medico fa una visita accurata e ci dice se siamo in grado o no di sostenere uno sforzo sportivo. Non è una cosa banale: se qualcuno non passa la visita medica vuol dire che non può fare sport per un motivo serio, e che farlo sarebbe un rischio. Chiunque faccia un'attività fisica costante, anche da privatista senza essere iscritto a nessuna associazione, dovrebbe fare una visita medica annuale per accertarsi di poter continuare a farlo. Siamo disposti a spendere centinaia di euro per la nostra auto e non ci interessa spenderne qualche decina per la nostra salute? Al di là delle disposizioni di legge, il controllo medico dovrebbe essere un appuntamento importante per chiunque pratichi sport.

Conclusioni

Io credo che il certificato medico sia importante al di là di quello che vuole la legge. Non tutte le realtà sportive sono obbligate a chiederlo (ad esempio un istruttore che lavorasse con partita IVA e rilasciasse fatture ai singoli clienti), ma credo che la serietà e l'affidabilità di un'associazione o di un singolo istruttore si valutino anche da questo: chiedere il certificato medico è assicurarsi che la persona possa gestire uno sforzo fisico continuato senza mettersi in pericolo, ed è una grossa garanzia per l'istruttore ma, soprattutto, per l'allievo.

Brescia, 03 ottobre 2017

giovedì 7 settembre 2017

"Oggi Giuliano è stanco"

Ieri sera (6 settembre 2017) c'è stata la prima uscita della mia associazione (il Nordic Brescia) dopo la pausa estiva. Un percorso misto, un po' di asfalto e un po' di riva del fiume, non troppo lungo e fondamentalmente facile.
La partecipazione è stata numerosa, eravamo quattro istruttori per un totale di una quindicina di persone e il tutto sarà durato un paio d'ore circa.

Era da metà luglio che non usavo i bastoncini. Non che sia stato fermo tutta l'estate, ma effettivamente mi ero preso una pausa dal Nordic Walking. Ieri sera, verso la fine dell'uscita, sento un paio di camminatrici parlare tra loro, una delle due dice: "vedi, oggi Giuliano è stanco"

In realtà non mi sentivo particolarmente stanco, ma in quel momento ho fatto caso che avevo un po' lasciato andare la tecnica, dopo circa un'ora e mezza di camminata il mio passo non era proprio perfetto. Sentite queste parole, ho ripreso il controllo: ho cercato di spingere bene con le braccia, allungare il passo, fare in modo che il movimento diventasse un po' più fluido di quanto fosse fino a quel momento. La verità è che in quel momento ero effettivamente stanco, non fisicamente ma mentalmente, probabilmente a causa della lunga pausa estiva.

Il Nordic Walking è uno sport che si presta ovviamente anche a socializzare: si tratta di stare a camminare insieme ad altre persone ed è uno dei suoi punti di forza, si riesce a fare gruppo, ci si appassiona anche per la compagnia oltre che per il gesto atletico, e ieri evidentemente stavo dando più retta a questo aspetto che a quello sportivo. Niente di male, per carità... se però il tuo ruolo non ti chiede di fare da esempio agli altri!

Credo che essere istruttori (maestri o master) significhi soprattutto saper conciliare la tecnica con il momento di svago: la prima non deve mai mancare anche in presenza del secondo, perché ci può essere l'allievo che lo nota e dice al compagno "oggi è stanco". Sono contento che sia arrivato questo messaggio, mi ha dato la necessaria spinta a migliorarmi ancora.

Brescia, 07 settembre 2017

lunedì 19 giugno 2017

Un anno da Maestro

Il mio diploma da Maestro, 19 giugno 2016
È passato esattamente un anno da quando la SINW mi ha nominato Maestro e, devo dire, in un anno l'entusiasmo non è passato.

Il percorso per arrivare a questo traguardo è stato un'esperienza magnifica, condivisa con persone bellissime, che voglio raccontare nel dettaglio.

Le specializzazioni

L'esperienza è stata importante, formativa al di là del titolo finale. Diventato istruttore nel 2013, ho continuato a formarmi con i corsi di specializzazione: la SINW mette a disposizione decine di corsi per approfondire determinate tematiche, ognuno dei quali è mirato per arricchire il bagaglio tecnico e culturale di chi lo frequenta.

Le specializzazioni che ho seguito sono state un aiuto prezioso non soltanto per l'accesso all'esame di Maestro, ma anche per la mia pratica quotidiana.
Il corso di Primo Soccorso è stato il primo da me frequentato, e credo sia inutile dire che è stato preziosissimo. Ciascuno di noi si augura di non dover mai applicare quel che impara in un corso di primo soccorso, ma anche solo conoscere le basi dà una certa sicurezza in più.

Successivamente sono venuti i corsi di Tecniche di allenamento e Tecnica e didattica, che hanno avuto il merito di farmi conoscere nuovi modi di insegnamento, anche in ambiti non banali: il Nordic Walking può essere usato anche per un vero e proprio allenamento fisico, ed è bene aver presente anche questo approccio. Poi biomeccanica e comunicazione, che mi hanno dato visioni un po' più ampie e complete di cosa vuol dire essere istruttore di Nordic Walking.

Il percorso di specializzazioni richiesto per diventare Maestri a mio parere completa la formazione di base di un istruttore, sono corsi preziosi e praticamente indispensabili per poter migliorare.

La tecnica

Ovviamente, non si può pensare di superare l'esame se non si cura la tecnica. Tra i requisiti richiesti c'è il superamento di un esame per verificare l'effettiva preparazione del candidato dal punto di vista pratico e... beh, a me è sembrato lo scoglio più duro. Tanto che ho chiesto al Maestro Luca Bonfà di aiutarmi a prepararlo. Sono dunque tornato allievo e mi sono affidato a chi, quell'esame, l'aveva già superato. Oltre a questo aiuto, gli allenamenti tecnici per me erano praticamente quotidiani nei due mesi precedenti la prova.

Eppure...

All'esame tecnico sono riuscito a fare un pastrocchio a una delle tecniche richieste. Quando sei sotto esame, la cosa più importante da fare è affidarsi agli automatismi. Ecco perché ho lavorato tanto prima: dovevo costruire i miei automatismi. Purtroppo avevo preparato uno dei passi richiesti leggermente diverso da come veniva richiesto e ho dovuto improvvisare, con risultati abbastanza disastrosi.
Per fortuna, nel complesso la mia prova è stata giudicata sufficiente per passare al vero e proprio esame.

Gli amici da ringraziare

La parte più bella dell'esame è stata quella che ha coinvolto anche gli altri. Non faccio i nomi dei mie compagni corsisti perché ho paura di dimenticare qualcuno, ma con tutti c'è stata fin da subito un'intesa molto forte e con alcuni si è instaurato un vero e proprio rapporto di amicizia, che si rinsalda a ogni riunione o evento nazionale (che sono poi semplicemente una scusa per rivederci).

Dopo un anno, quindi, mi sento di ringraziare i Master Trainer Flavio Dalle, Daniele Frigerio, Stefano Orsato che hanno tenuto il vero e proprio corso Maestri e Graziano Baleani e Claudio Slomp, che hanno tenuto la preselezione, per la preparazione che ci hanno dato; ringrazio i miei compagni di corso perché sono stati un appoggio prezioso in quei giorni (tra parentesi, giorni freddissimi: mai vissuto un 19 giugno più freddo di quello, e stavamo tutti in maniche corte!); ringrazio Luca Bonfà per avermi aiutato nella preparazione; ringrazio i Maestri e i Master Trainer che hanno tenuto i corsi di specializzazione che ho frequentato; infine, ringrazio tutti i miei allievi e i colleghi della mia associazione: senza di loro non avrei avuto l'esperienza necessaria per pensare di arrivare a questo traguardo e, ne sono sicuro, in futuro mi porteranno a nuove, ulteriori vette.

Brescia, 19 giugno 2017

lunedì 22 maggio 2017

Una nuova istruttrice

Oggi è un buon lunedì.
Al di là del lavoro e delle attività connesse, questo lunedì porta una buona notizia: c'è una nuova Istruttrice di Nordic Walking.

Ieri sera, a Montecchio Maggiore, si è concluso un corso per Istruttori di Nordic Walking SINW, a quanto ne so con esiti eccellenti per tutti i partecipanti (congratulazioni a tutti!). Tra questi c'era anche Isabella, che ha conosciuto questo sport con la mia associazione (ASD Nordic Brescia) giusto un anno fa e che ha deciso di farlo diventare qualcosa di più di un semplice passatempo.

Isabella ha frequentato tutto il Percorso Academy nel 2016, prima con un corso Base a Gussago tenuto dagli istruttori Massimo e Fabrizio, poi con i corsi di Approfondimento Tecnico e Avanzato a Brescia, tenuti da me e Donatella. Evidentemente deve averci preso gusto, perché a marzo 2017 mi ha chiesto di prepararla per frequentare il corso Istruttori, così abbiamo cominciato la preparazione specifica. Lei disse che l'ho massacrata, ma sono sicuro che avrà rivalutato la fatica fatta con me dopo aver frequentato il vero e proprio corso Istruttori.

In questo anno è stata presente a moltissime attività della nostra associazione, ha praticato il Nordic Walking insieme a noi e da sola, si è sempre mostrata disponibile e, allo stesso tempo, si è sempre messa in gioco senza dare nulla per scontato. Noi istruttori possiamo averle insegnato la tecnica, ma alla fine è stata lei ad affrontare il corso e a superarlo. Il suo impegno l'ha premiata.

Congratulazioni Isabella, che l'attività di Istruttrice ti porti le stesse soddisfazioni che porta a me.

Isabella con il diploma da Istruttrice a fianco del Master Trainer Stefano Orsato
Foto presa da Facebook.

AGGIORNAMENTO 25/05/2017: è stato pubblicato l'articolo ufficiale della SINW sul corso di Montecchio maggiore: Da Montecchio Maggiore 15 nuovi motivatissimi Istruttori



Brescia, 22 maggio 2017

domenica 7 maggio 2017

I tre cuori del Nordic Walking

Probabilmente, se segui questo blog, hai già sentito dire che il Nordic Walking fa bene. Come ogni sport ha i suoi indubbi vantaggi (che ho già trattato nel post Chi può fare Nordic Walking? e nel post I benefici del Nordic Walking), ma c'è qualcosa che passa spesso in sordina e che riguardala circolazione sanguigna.

Il Nordic Walking può essere definito "lo sport dai tre cuori": il nostro corpo, durante la camminata con i bastoncini (con la tecnica corretta) ha in azione tre vere e proprie pompe circolatorie, non solo il cuore propriamente detto.

Il ritorno venoso

Il ritorno venoso è la quantità di sangue che ritorna al cuore in un minuto. Dipende da molti fattori, uno di questi è la forza di pompaggio del cuore (vis a fronte): la pompa cardiaca è abbastanza forte perché il sangue abbia la spinta sufficiente per tornare indietro attraverso le vene del corpo, quando non è troppo lontano. Un altro fattore che influenza il ritorno venoso è la contrazione muscolare (vis a latere): la contrazione muscolare fa da pompa periferica al circolo venoso, spingendo di fatto il sangue verso il cuore. Un terzo fattore è la soletta di Lejars, un letto di capillari presenti nel piede che, grazie al cammino, spinge il sangue verso l'alto (per maggiori informazioni sul ritorno venoso visita questa pagina).

Il piede

La citata soletta di Lejars funziona molto bene se il piede esegue una rullata completa, come vuole la tecnica del Nordic Walking. Lo schiacciamento graduale dell'intera pianta del piede favorisce il ritorno venoso, migliorando quindi la circolazione soprattutto in quelle persone che hanno l'abitudine a una vita sedentaria, o che camminano sui tacchi. Inoltre, anche i muscoli del polpaccio favoriscono il movimento del sangue verso il cuore. La corretta esecuzione del passo è quindi favorevole al ritorno venoso. Il piede è il secondo cuore.

La mano

Durante la camminata nordica, la mano continua a chiudersi e ad aprirsi sul bastoncino. Questo movimento è dettato dai muscoli del braccio, che continuano a rilassarsi e a contrarsi. Come per i polpacci, anche loro hanno l'effetto di spingere il sangue venoso verso il cuore. La mano è quindi il terzo cuore.
Una nota interessante: in inverno, la continua apertura e chiusura della mano sul bastoncino permette una migliore irrorazione della stessa, di fatto scaldandola: dopo una quindicina di minuti di Nordic Walking, le mani sono abbastanza calde da dare una sensazione piacevole anche con temperature basse.

Conclusioni

Il Nordic Walking favorisce la buona salute della circolazione sanguigna, come qualsiasi altro sport migliora il battito cardiaco, inoltre può sfruttare la mano e il piede come ulteriori pompe per il sangue, aumentando il benessere.

Brescia, 07 maggio 2017

mercoledì 22 marzo 2017

Nordic Walking agonistico

Alcuni partecipanti alla gara di Monza 2017
fonte: nordicwalkingagonistico.it
Da qualche anno ormai, il Nordic Walking SINW è entrato a far parte della FIDAL, la Federazione Italiana Di Atletica Leggera. L'ingresso in federazione ha stimolato la crescita di questo sport e, col tempo, si è andato costruendo un ramo agonistico del Nordic Walking. Lo scorso anno c'è stato un primo circuito di gare, il Master Trainer Alberto Gorini ha avuto un ruolo fondamentale per la riuscita di questo progetto. Ad Alberto, scomparso lo scorso novembre, è intitolato il circuito di gare di quest'anno: Circuito Tricolore 2017 - Memorial Alberto Gorini.

Il Nordic Walking agonistico è la naturale evoluzione di un'attività che vede sempre più persone coinvolte. Molti praticano per benessere, ma anche gli atleti cominciano ad accorgersi che questo è un vero e proprio sport, un esercizio non banale da poter applicare in un contesto agonistico.

Il regolamento

Fondamentalmente, si tratta di un'attività di mezzofondo prolungato: percorsi di 5000 metri per le donne, 10000 metri per gli uomini, adatti alla pratica del Nordic Walking (quindi in piano e favorevoli all'uso del bastoncino). Il regolamento ufficiale ci parla anche di staffette e percorsi più lunghi, da mezza maratona e da maratona, ma al momento non sono previste prove di questo tipo.

Dal punto di vista tecnico è previsto solo il passo alternato, i giudici si accertano della correttezza tecnica del gesto e chi non dovesse rispettare questi limiti può incorrere in sanzioni.

Prima gara del 2017

Domenica scorsa c'è stata la prima gara del 2017 a Monza. Purtroppo non sono riuscito ad assistervi, visti i risultati sarebbe stato molto interessante. Il primo classificato per gli uomini, Siro Pillan, ci ha messo poco più di un'ora a fare il percorso completo di 10 km, altrettanto veloce è stata la prima classificata donna, Valentina Superchi, che ha concluso i 5 km in meno di 35 minuti. Personalmente rimango sbalordito da questi risultati: vuol dire andare a una velocità media di poco meno di 9 km/h. Non sembra molto, considerando che chiunque faccia un po' di jogging può agevolmente superare i 10 km/h senza destare particolare stupore, ma ricordiamoci che qui si tratta di camminare e di usare i bastoncini con una tecnica quanto più buona possibile. La maggior parte delle persone che pratica il Nordic Walking si muove tra i 5 e i 6 km/h, 7 se c'è un'accelerazione momentanea.

Faccio i miei complimenti a tutti i partecipanti alla gara, per gli splendidi risultati personali e soprattutto collettivi che queste gare apportano allo sport del Nordic Walking.

Brescia, 22 marzo 2017

sabato 11 marzo 2017

Primo corso dell'anno

Parco Tarello di Brescia
FINALMENTE è ricominciata la stagione del Nordic Walking!

Il Nordic Brescia ASD è ripartito oggi con il primo corso base del 2017 e sono felicissimo: mi mancava l'attività continuata della mia associazione. Già la settimana scorsa, alla cerimonia di apertura, ci siamo sgranchiti un po' le gambe con i vecchi iscritti e i nuovi curiosi, oggi però l'attività è ripresa ufficialmente.

Non sono io l'insegnante del corso partito oggi, ma ho approfittato di un orario lavorativo flessibile per infiltrarmi e partecipare, almeno un po', a questa prima giornata.

La mattinata è stata splendida, la giornata si prestava perfettamente alla pratica e il corso è partito con circa una decina di iscritti, tutti entusiasti. Personalmente ho partecipato poco alla lezione, ma anche quel poco mi ha permesso di riprendere in mano i discorsi lasciati a novembre scorso: aria aperta, sport, tecnica, giochi e divertimento: insomma, tutto quello che è un corso base.

Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2017 sarà un anno splendido per il Nordic Walking!

Brescia, 11 marzo 2017

lunedì 6 febbraio 2017

Come completare la spinta nel Nordic Walking

Come promesso qualche tempo fa (vedi Perché la mano posteriore si apre?) è tempo di parlare di nuovo di tecnica. In particolare, oggi voglio parlare della spinta indietro nella tecnica alternata e di come si possa riuscire a completarla al meglio. Prima di tutto mi preme sottolineare un'ovvietà: solo la pratica rende perfetti, quindi una volta letto questo articolo prendete i vostri bastoncini e andate a camminare :-)

La spinta

Il bastoncino viene puntato a terra e la mano comincia a spingere durante il passo. La spinta continua fino alla completa distensione del braccio dietro, che deve formare un'unica linea col bastoncino ancora puntato a terra. Recuperiamo un'immagine già pubblicata per vederlo bene:

Alessandra Cazzola, Master Tranier SINW dell'associazione Walking Center, Roma
Foto: Gabriele Laffi, Maestro SINW dell'associazione Colline Toscane Nordic Walking, Prato
Nella foto, Alessandra ha una posizione impeccabile. Il braccio destro, puntato in precedenza, continua a spingere sul bastoncino anche quando la gamba destra sta ormai toccando il terreno. Per arrivare a questa posizione, ovviamente la mano destra è aperta, ma c'è ancora pressione sul lacciolo. Al passo successivo, sarà il braccio sinistro ad avere quella posizione ben stesa indietro.

L'obiettivo del gesto tecnico, nel Nordic Walking, è far durare la spinta fino all'estensione massima del braccio, esattamente come si vede nella foto. Per arrivare a quella posizione, è importante andare a studiare i piccoli dettagli del movimento corporeo nel cammino: posizione del busto, spalle, altezza della mano al momento dell'appoggio a terra, passo.


Posizione del busto e spalle

Se durante il cammino il busto è troppo eretto o addirittura sbilanciato indietro, è molto difficile avere la mobilità necessaria per completare la spinta. Un busto leggermente inclinato in avanti, in maniera spontanea come vuole una camminata veloce, permette di gestire i movimenti delle spalle. Queste ultime non sono rigide, ma mobili, sbloccate. Facciamo un esempio.
Se camminiamo con le mani in tasca, il busto è rigido e le spalle sono ferme, se le mani poi sono in tasca a causa del freddo la posizione è ancora più rigida.
Se invece dobbiamo dare la mano a qualcuno che è leggermente distante da noi, ci sporgiamo e allunghiamo un braccio, portando avanti la spalla della mano che porgiamo.
Con le dovute differenze (stiamo camminando, non stiamo dando la mano a persone lontane) è questo il senso del movimento delle spalle: leggero movimento in avanti e indietro che assecondi il puntamento del bastoncino e la spinta.

Busto leggermente in avanti e spalle sbloccate

Altezza della mano

Quando puntiamo il bastoncino portiamo avanti la mano chiusa. È importante che questa non arrivi a superare l'altezza dell'ombelico, questo porta ad avere il bastoncino puntato esattamente al centro tra i due piedi (vedi foto di Alessandra) se è della lunghezza giusta ma, soprattutto, permette di avere il tempo per concludere la spinta indietro. Se la mano va troppo in alto il bastoncino sarà puntato troppo in avanti e, pur facendo tutto il resto bene, il braccio si fermerà prima di arrivare a stendersi completamente. È davvero questione di poco: partire alzando le braccia in alto vuol dire puntare il bastoncino verticale, o comunque con meno inclinazione, ed è questo che porta a non chiudere il movimento.

Mano davanti all'altezza dell'ombelico quando puntiamo il bastoncino.

Passo

Il passo nel Nordic Walking è leggermente più lungo rispetto a una camminata normale. A un primo sguardo si potrebbe dire che il passo lungo permette di avere il tempo di concludere la spinta indietro, quindi se non si riesce ad arrivare bene con il braccio disteso si può allungare il passo. Molto spesso infatti questa associazione viene fatta notare agli allievi e, una volta allungato il passo, riescono a finire meglio il movimento. Anche guardando la foto di Alessandra si nota che il passo è ampio, anche se non eccessivo. La realtà però è esattamente opposta: è la spinta che allunga il passo. Se un allievo non riesce a chiudere bene il movimento, molto probabilmente è perché manca la spinta. Correggerlo facendogli allungare il passo può andar bene se si tratta di un principiante, ma se si sta facendo lezione a qualcuno con un po' di esperienza pregressa bisogna puntare sulla spinta, bisogna far sì che sia presente e forte durante tutto il movimento, e questo - in maniera naturale - porterà ad allungare il passo.

Il passo lungo è la conseguenza di una spinta eseguita correttamente.

Conclusione

La spinta indietro è la conseguenza di una serie di movimenti coordinati che devono essere tutti presenti. Non c'è un modo facile per farlo e mai come in questo caso è valida la regola scritta sopra: la pratica rende perfetti. Se sei riuscito ad arrivare a questo paragrafo congratulazioni, sei un vero appassionato, spero di poter camminare con te.

Brescia, 06 febbraio 2017

domenica 22 gennaio 2017

Il corso base: imparare la tecnica

L'ho detto già parecchie volte: la differenza tra camminare con i bastoncini e fare Nordic Walking è la stessa che c'è tra fare un bagno e nuotare. Nessuno obbliga a seguire un corso per imparare a camminare con i bastoncini, come nessuno obbliga a seguire un corso per fare un bagno al mare e divertirsi con gli amici, bisogna solo essere coscienti delle differenze.

In Italia esistono centinaia di associazioni diverse, tenute da istruttori preparati dalla Scuola Italiana Nordic Walking (SINW) e che insegnano la tecnica corretta, ognuna con le loro particolarità e le loro modalità, ma tutte si basano sulla stessa progressione didattica: la SINW ha infatti codificato un metodo per fare in modo che l'allievo passi gradualmente dal camminare con i bastoncini al fare Nordic Walking.

Le cinque fasi della progressione didattica

La progressione didattica suggerita dalla SINW è composta da cinque fasi:
  1. Rilassamento e recupero della camminata naturale. In questa fase l'istruttore fa in modo che l'allievo prenda coscienza di quali sono i movimenti del cammino, di quali siano le parti del corpo coinvolte e in che modo lo sono.
  2. Tecnica alternata e sviluppo coordinativo. L'allievo comincia a familiarizzare con i movimenti propri del Nordic Walking. Si passa dalle tecniche in cui si usano le braccia e i bastoncini in contemporanea (tecniche parallele) a un movimento in cui le braccia si muovono in maniera alternata l'una con l'altra (tecnica alternata). L'aggiunta di esercizi di coordinazione aiuta a raggiungere un risultato efficace.
  3. Elementi posturali. Camminare con i bastoncini causa spontaneamente aggiustamenti nella postura del cammino non sempre corretti, per evitare che ci siano problemi (ad esempio il classico mal di schiena) è bene far caso a questi vizi. Questa fase permette questo tipo di attenzione, per migliorare l'esperienza dell'allievo.
  4. Respirazione. Abbinare la giusta respirazione all'esercizio fisico vuol dire risparmiare energia, vivere meglio il momento ed evitare stress inutili. Una respirazione corretta permette di gestire l'attività fisica al meglio, ed è importante studiarla per sfruttarla al meglio.
  5. Tecniche avanzate. Nelle tecniche avanzate c'è molta possibilità di variare rispetto al movimento base. Sono utili soprattutto se vogliamo sfruttare questo sport per attività di fitness o come allenamento complementare ad altri sport.
Le cinque fasi sono strutturate per dare un'insegnamento completo, ma durante un corso base l'istruttore spesso si concentra su alcuni di questi aspetti riducendo gli altri, per permettere all'allievo di arrivare a conoscere i movimenti di base corretti.

Cosa si fa al corso base

A seconda di come è organizzata l'associazione, ci si può trovare a seguire corsi base molto brevi, anche solo una mattina (tre ore), oppure di due-quattro giorni (nove-dieci ore), e ovviamente questo ha ripercussioni sia sul costo, sia sul ventaglio di insegnamenti che è possibile trasmettere. In linea generale, comunque, l'istruttore ha come primo obiettivo quello di portare l'allievo a conoscere la tecnica di base.

Durante il corso base, l'allievo è portato gradualmente a muoversi con una tecnica precisa, che è quella che dà i maggiori benefici al fisico.

Che sia un corso di tre ore o di dieci, quindi, le prime due fasi sono sicuramente soddisfatte. Durante il corso base, l'allievo è portato gradualmente a muoversi con una tecnica precisa, che è quella che dà i maggiori benefici al fisico. Spesso lo studio degli elementi posturali e della respirazione sono assorbite nello studio delle tecniche di base, soprattutto nei corsi brevi, in modo che si possa dare degli spunti da migliorare nel tempo.

L'ASD Nordic Brescia

I corsi base del Nordic Brescia sono composti da due o tre giorni di studio della tecnica di base (per un totale di sei ore) più un'uscita domenicale, per applicare e studiare su un terreno diverso quanto appreso precedentemente. Il nostro corso base permette generalmente di coprire tutte le fasi didattiche, dando una panoramica generale completa e affidabile di quello che è il mondo del Nordic Walking. I corsi ricominceranno in marzo, con il ritorno della bella stagione, ma è sempre possibile fare corsi di Nordic Walking anche fuori dal calendario ufficiale, per un minimo di tre persone.

Brescia,  22 gennaio 2017